SALTARA, Venerdì Santo tra storia e fede.
Nei piccoli centri, passato il periodo dell'esodo verso la città e sostituito ora da un contro esodo di variegata provenienza, la popolazione è riuscita a conservare un patrimonio culturale fatto di tradizioni: gli appuntamenti dell'anno si ripetono, sia per le manifestazioni religiose che profane. Questi appuntamenti diventano storia, retaggio…Per gli abitanti, oltre ad occupare del tempo con amore per valorizzare la propria terra e il proprio patrimonio artistico, crea una forma di solidarietà sempre abbastanza presente in questi piccoli agglomerati.

All'interno di questa storia diventata secolare si colloca la tradizionale processione del "Cristo morto" di Saltara, paese collocato sulla sinistra del Metauro, a due chilometri dalla Flaminia e dalla uscita della superstrada Fano - Grosseto. Salendo da questa, dopo un chilometro, subito dietro una curva, appaiono le mura abbastanza possenti nella loro parte più stretta, tanto da farle sembrare la prora di una nave. In alto il profilo dei tetti che risalgono, creando una specie di gradinata. La strada, che costeggia le mura formate da un infinito mosaico di mattoni con quel caratteristico e caldo colore del cotto, immette nella piazza principale, ai piedi del castello che costituisce l'antico borgo. Sopra, ancora case che si innalzano alte e ti obbligano a sollevare lo sguardo verso queste che sembrano penetrare nel cielo. Le mura sono interrotte da una breccia, un'articolata scalinata di rampe e piazzette che introducono nel centro storico.

La processione del Venerdì Santo, partendo dalla chiesa della Villa - santuario mariano e piccolo gioiello del '700 posto poco più in alto del paese - sciama giù lentamente, girando intorno alle mura, come in un abbraccio, creando quasi un'icona del tempo. I soldati romani a cavallo, guidati dal centurione, con i loro mantelli svolazzanti, aprono e insieme ai fanti si mescolano con la lunga teoria di personaggi che costituiscono la sacra presentazione. Le loro figure si stagliano contro le mura illuminate dalla luce fioca delle fiaccole. Con il loro severo atteggiamento scortano Gesù che porta la croce sulle spalle: un uomo con una tunica scarlatta, che, incappucciato e scalzo, deve rimanere sconosciuto, perché il suo è un gesto penitenziale. Seguono altri personaggi dell'evento: gli apostoli, le pie donne, i popolani, alcuni bambini che portano gli strumenti della passione davanti al cataletto. Qui giace il corpo di Cristo morto, appoggiato sulle ginocchia della Madre Addolorata, affiancati da due bambini sempre in costume. Tutti termineranno il loro percorso nella chiesa di San Giovanni dove la folla, fino ad ora spettatrice, sfilerà baciando i piedi del Cristo.

Oltre alla processione, all'interno del "castello" è allestita la Via Dolorosa: una serie di quadri plastici, riguardanti sempre la passione di Cristo, inseriti nel suggestivo scenario saltarese costituito da vicoli, piazzette, scalinate, un giardino pensile e l'antico mercato coperto. Si segue un percorso obbligato che riconduce in basso, nella piazza principale. La caratteristica illuminazione rende più suggestiva la rievocazione, alimentando di senso di mistero e di timore un avvenimento che già di per sé ne ha, e non avrebbe bisogno di aggiunte. Il sottofondo musicale, alternato dalla lettura di brani, completa il tutto.

Tutto questo è storia, storia antica per l'evento rappresentato, storia per il luogo dove viene animato, storia per la gente che lo impersona. Non solo perché appartiene alla loro fede, ma insieme a questa appartiene alla loro vita, perché da chi gli ha trasmesso questa, ha ricevute anche le usanze che ha fatto proprie, perché gli ricordano le proprie radici, collocandosi in un percorso che gliela rende comprensibile.

In questo tempo in cui tutto diventa virtuale, dove la cultura diventa mediatica, questa rappresentazione quasi tangibile crea un rapporto fisico e concreto con la storia, che per la civiltà dell'immagine sta diventando quasi astratta e diventa sempre meno comprensibile - per i bambini, ma anche per gli adulti. In un mondo dove con fatica riusciamo a distinguere tra finzione e realtà, dove il dolore è diventato spettacolo e non tocca più il cuore, immergersi in questa rappresentazione significa ritessere il rapporto tra cuore e dolore, tra persona e persona.
A Saltara, il Venerdì Santo (ore 21:30), ancora è possibile vivere queste emozioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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